Insalata di farro con i frutti di mare

10 giugno 2010

E’ una insalata fredda a base di farro, ottima per banchetti o per pranzi freschi e gustosi.I pesci che vengono usati maggiormente sono gamberetti,cozze e calamari con una aggiunta di pomodoro e carote

Ingredienti:

Farro

Gamberetti

Calamari

Cozze

1/2 limone

sale,pepe,aglio,olio q.b

Procedimento:

Mettiamo il farro a lessare in acqua a bollore. Nel mentre mettiamo in una pentola dell’acqua insieme a una strizzata di limone, appena raggiunge l’ebollizione mettere i gamberetti per 2-3 minuti.Prendere le cozze, e farle aprire in una padella con olio e aglio tritato fino.Dopo prendere anche i calamari pulirli e tagliarli a rondelle. Appena il farro sarà cotto toglietelo dal fuoco e scolatelo, mettetelo a raffreddare. Quando sarà freddo, aggiungete il  olio,sale, pepe e mezzo limone strizzato. Aggiungete tutti i pesci e mescolare il tutto molto bene. mettiamo quindi il farro in frigo e lasciamolo freddare.

A cura di Andrea Negrini

risotto alla pescatora

10 giugno 2010

il risotto alla pescatora è un ottimo primo di pesce, molto gustoso e molto proteico comprende pesci di cui polpi, calamari, cozze, vongole, gamberetti e seppie, per inizializzare questo piatto dobbiamo innanzitutto far tostare il riso con un trito di aglio soffritto poi mettere a rosolare in una pentola differente un trito di cipolla ed aggiungere i pesci più duri (seppia calamari polpo) nel frattempo vanno aperte le cozze in un pentolino con il coperchio in un trito d’aglio soffritto con aggiunta di prezzemolo. Fare cuocere i pesci aggiunti precedentemente poi aggiungere il riso aggiungere gli altri cetacei bagnare con brodo vegetale, mantecare con burro e parmigiano e far finire di cuocere.

servire in un piatto fondo con decorazioni di prezzemolo.

SCRITTO E ANALIZZATO DA: Alessio Occhibelli

La Brigata di cucina

10 giugno 2010

La brigata di Cucina è un insieme di persone che collaborano all’ interno di una cucina per trasformare la materia prima alimentare in un piatto finito.

Le persone all’ interno della cucina sono:

  • Chef de Cusine
  • Sous Chef
  • Chef de Parti
  • Coming

 

Lo Chef de Cusine scive il menu, da gli ordini a gli altri cuochi che stanno sotto di lui e si occupa di fare la spesa.

Il Sous Chef  collabora  con lo Chef de Cusine e lo sostituisce quando lui non c’è.

Gli Chef de Parti sono coloro che si occupano del servizio e sono tre in particolare:

  1. Chef  Entremieur: si occupa dei primi piatti; delle zuppe, delle uova e dei contorni
  2. Lo Chef Grand Manger : si occupa dei piatti freddi e dei tagli delle carni
  3. Lo Chef  Patiser si occupa di fare la colazione; dei dessert a piatto; della realizzazione dei gelati e della panificazione.

 

Il Coming  è colui che fa tutto quello che gli dicono ed è obbligato a farlo

Crema Chantilly

10 giugno 2010

La ricetta originale venne creata da François Vatel nel 1671 e prevede l’uso di panna montata e zucchero a velo, nello specifico l’utilizzo di 5 parti di panna fresca da montare, 1 di zucchero a velo e vaniglia per aromatizzare. Fu il principe di Condé a chiedere a François Vatel di organizzare “la più grande festa del secolo” in onore di Luigi XIV. Vatel per ornare le coppe di fragoline, creò questa crema che battezzò con il nome del castello di Chantilly, dove si svolgeva l’evento. Spesso in Italia il termine crema chantilly viene impropriamente usato anche per indicare l’amalgama di panna e crema pasticcera, un composto dolce che dovrebbe più correttamente essere chiamato crema diplomatica

ecco come si prepara la crema chantilly:

INGREDIENTI:
(dosi per circa 700 g. di crema):

  • 500 ml. di latte
  • 250 ml. di panna fresca
  • 90 g. di zucchero in polvere
  • 75 g. di farina
  • 3 tuorli d’uovo
  • Un limone

PROCEDIMENTO:

Creme
 
Versare in una terrina lo zucchero e i rossi d’uovo; sbattere con una frusta ed aggiungere la farina e la buccia del limone precedentemente grattugiata.

Mettere il latte sul fuoco e quando sara’ piuttosto caldo versarlo a piccole quantita’ nella terrina, amalgamando bene con la frusta.

Travasare quindi la crema in un tegamino e portarla sul fuoco, facendola bollire dolcemente per tre-quattro minuti: essa si addensera’ gradatamente perdendo il sapore della farina.

Mentre la crema intiepidisce, montare la panna: per la buona riuscita, sia il recipiente che la frusta dovranno essere molto freddi (basta tenerli qualche minuto nel freezer prima dell’utilizzo) e la frusta dovra’ essere usata lentamente.

Una volta raggiunto un composto ben sodo amalgamare il tutto alla crema pasticciera.

LA CREMA PASTICCERA

10 giugno 2010

Per avere un’ottima crema pasticcera amalagamere insieme zucchero e rossi d’uovo…..poi aggiungere la farina…..dopodiche mettere in una casseruola il latte con una bustina di vanillina o un baccello di vaniglia e far bollire. Dopo averlo fatto bollire metterne metà nel composto e mescolare infine aggiungere il resto del latte e riportare il tutto a ebolizzione. Stendere in un vassoio e far raffreddare

Ricetta per 1kg di crema

  • 8 rossi d’uovo
  • 250 gr mi zucchero
  • 120 gr di farina  
  • 1 bustina di vanillina ( baccello di vaniglia ) ( scorza di limone o arancia )

 

I coltelli da cucina

10 giugno 2010
I coltelli sono forse l’utensile più importante del cuoco, non fosse altro per la loro potenziale pericolosità. Imparare a conoscere, utilizzare e manutenere questi utensili è motivo di orgoglio e da grande soddisfazione.
Sicurezza
I coltelli sono utensili potenzialmente pericolosi: vanno usati senza presunzione e con rispetto.
Si dice che un coltello affilato è meno pericoloso di uno smussato: non so se questo sia vero in assoluto, sicuramente un coltello affilato necessita di una pressione minore ed è più preciso nel taglio, quindi è più difficile che venga deviato dalla traiettoria voluta andando a tagliare nella direzione sbagliata (cioè verso le nostre dita).

Non verificate se la lama del coltello è affilata facendo scorrere un dito sul bordo tagliente.
Non siate presuntuosi: se non siete ancora molto pratici, preferite la precisione alla velocità. Quest’ultima dote verrà da sola, col tempo.
Se usate una fascia magnetica per riporre i coltelli, fate in modo che non sia alla portata dei bambini.
Non lasciate i coltelli nel catino dei piatti, nascosti dalle altre stoviglie o dall’acqua insaponata.
Non lasciate coltelli in zone dalle quali potrebbero cadere, per esempio vicino ai bordi del piano di lavoro.
Non usare coltelli con il manico unto poiché potrebbero sfuggirvi di mano.
Materiali e tecnologie di produzione
Le lame dei coltelli sono in acciaio inossidabile martensitico, un acciaio cosiddetto “altolegato”, ad alto tenore di carbonio e con una grande percentuale di leganti come Nichel, Cromo, Molibdeno, Vanadio. Questo materiale abbina una notevole durezza (indispensabile per mantenere il filo) ad una grande resistenza alla corrosione.

Le lama di un coltello può essere stampata (la sagoma della lama viene tagliata paretendo da una lamiera) o forgiata (la lama viene ricavata deformando progressivamente un semilavorato).
Le lame forgiate sono più bilanciate e hanno una maggior resistenza in quanto le fibre del materiale vengono disposte dalla particolare lavorazione in direzione della sollecitazione.

Tipologie
Esistono coltelli di ogni forma e dimensione, ma non è necessario possederli tutti. In teoria con un coltello da cuoco e uno spelucchino si può già cucinare di tutto. Tuttavia, le possibilità aumentano con i 4 coltelli di base che mostriamo di seguito.
Coltello da cuoco
È il coltello più usato in cucina, insieme a quello per verdure. Ha una lama ampia che curva dolcemente per tutta la sua lunghezza, è massiccio per resistere ai colpi contro il tagliere e deve essere lungo 20-25 cm. Si può usare per tagliare, tritare, ridurre a cubetti qualunque tipo di alimento.
Può sostituire quello per verdure, tuttavia pensiamo che sia utile avere un coltello specifico, leggero, sottile e affilato, che garantisce una maggior precisione.
Coltello per verdure
È un coltello leggero e sottile, con lama molto affilata, per garantire una maggior precisione nel taglio di sottili fette di verdura.
È anche chiamato coltello “orientale” poiché il classico coltello da cuoco, nella cucina orientale, ha più o meno questa forma. Scegliete una misura compresa tra 18 e 22 cm, sufficiente per la maggior parte delle verdure.
La lama, piuttosto piatta, è studiata appositamente per essere appoggiata al tagliere e fungere da fulcro per affettare ripetutamente ortaggi come aglio, cipolla, peperoncini, zucchine ecc.
 
Coltello per pane
La lama seghettata è utile per tagliare alimenti teneri con crosta o buccia, come il pane. Non usatelo per tagliare la carne o il pesce: finirà per ridurli in poltiglia.
Non è necessario spendere una fortuna per un coltello per pane: meglio acquistare un buon coltello da cuoco e un coltello per pane mediocre.
 
Spelucchino
Può assumere diverse forme: può essere simile al coltello da cuoco e quindi avere una funzione generica, o può essere più specializzato, come il coltello per pelare che vedete qui a fianco in alto.
È utile per tutti i lavori di fino o per tagliare cose piccole: pelare la frutta, sbucciare, raschiare, ecc. La lama deve essere lunga 8-11 cm.
 
Scelta dei coltelli
Acquistare confezioni assortite di coltelli non è una scelta conveniente, per diversi motivi. Un coltello di qualità ha un costo notevole (fino a 80-100 Euro per pezzo): se vale certamente la pena l’acquisto di un buon coltello per verdure o da cuoco, lo stesso non vale per altri coltelli meno usati come la manaretta o il coltello per pane.
Almeno il coltello da cuoco e quello per verdure dovrebbero essere forgiati e di buona qualità. Valutate bene le dimensioni che dovranno avere in base a quello che cucinate di solito.
Partite da questi, ed eventualmente dagli altri due coltelli di base, per valutare l’acquisto di altri coltelli in seguito, quando avrete più esperienza e le idee più chiare rispetto alle vostre esigenze.
Un buon coltello deve essere bilanciato, ovvero non deve essere più pesante sulla punta o sul manico.
L’impugnatura deve essere ergonomica, i rivetti, se presenti, devono essere ben arrotondati.
In rete trovate tutte le migliori aziende del mondo specializzate nella produzione di coltelli, con le foto di tutti i modelli e consigli per l’acquisto, oltre che i prezzi. Tra le marche più famose, la giapponese Global e l’italiana Alexander

Il Castagnaccio

10 giugno 2010

E’ una torta di farina di castagne tipica delle zone appenniniche della  Toscana. Piatto tipicamente autunnale,ed è un piatto molto povero e facile da realizzare. In Toscana, da dove è originario, il castagnaccio si prepara basso 1 cm o poco più. Altrove lo si trova più alto 2 o 3 cm e guarnito anche con pinoli e/o uvetta.

Preparazione del Castagnaccio

Ingredienti:      

• 500 g di farina di castagne
• 100 g di uvetta
• 50 g di pinoli
• olio extravergine d’oliva q.b.
• sale q.b.                                                                                                                      

Preparazione:

Mettere a bagno l’uvetta. Setacciare la farina di castagne una ciotola.
Unire due pizzichi di sale e versare, sempre mescolando, acqua fino ad ottenere una pastella morbidissima e senza grumi.  Versare in una teglia da forno grande con i bordi bassi dopo averla unta con l’olio d’oliva.
Spargere sopra i pinoli e l’uvetta (ben strizzata e asciugata) e irrorare con un filo d’olio d’oliva.  Infornare a 180° fino a che si formerà una crosticina in superficie.

 

la torta alla mimosa

10 giugno 2010

la storia

Nel 1946 l’ Unione Nazionale Donne scelse come fiore simbolo la mimosa; i motivi furono diversi: per il suo colore giallo brillante, per il suo profumo delicato e nello stesso tempo intenso, per la rapida fioritura nel mese di marzo. Da qui l’ usanza da parte degli uomini di regalare alle donne mazzetti di mimosa e parte sempre da qui la realizzazione del dolce tipico della festa delle donne, la torta mimosa appunto. Stiamo ben attenti però: la mimosa è un fiore molto velenoso e la dizione mimosa proviene dal pan di spagna sbriciolato e posto a mo di fiori di mimosa. Molte le ricette per questo dolce ma Ginger vi consiglia la versione più classica e senza varianti.
Torta mimosa (ingredienti per 6/8 persone)

ingredienti

per il pandispagna:

  • 180gr di zucchero
  • 75gr di farina
  • 75gr di fecola
  • un pizzico di sale
  • per la crema pasticcera:

  • 500gr di latte
  • 4 tuorli
  • 100gr di zucchero
  • 25gr di farina 00
  • scorza di limone
  • cannella, vaniglia (facoltativi)
  • per la panna montata:

  • 200gr di panna da montare
  • 50gr di zucchero a velo
  • Rhum o succo di arancia per bagnare il pan di Spagna
  •  

     

    Salsa al Pesto alla Genovese

    10 giugno 2010
    Nel 1800, codificando la cucina genovese si registra il pesto come “battuto al sapore dell’aglio”, ingredienti che successivamente ne hanno determinato la composizione: uno spicchio d’aglio, il basilico, del formaggio sardo e del parmigiano. Questi ingredienti vengono sminuzzati e amalgamati assieme all’olio extravergine d’oliva..
    A detta di alcuni dei maggiori buongustai ed intenditori, il Pesto sarebbe la migliore salsa cruda dopo la maionese.
    Ma non è sufficiente. Il Pesto per i genovesi è un’arte, è una tradizione non alimentare ma culturale, non un’usanza regionale ma familiare; è un credo intrasigibile, un dogma infallibile. Appena un genovese ha un pezzettino di terra pianta del basilico, appena ha un terrazzo più lungo di un metro si organizza con vasi e cassette per allestire una privata piantagione di basilico. I genovesi non tollerano un Pesto fatto con basilico non ligure, anzi, in Riviera si dice che se il basilico non è cresciuto con “vista mare” non è buono. In effetti il basilico che non cresce al centro della Liguria (la zona votata è Pra, quartiere alla periferia di Genova, verso ponente) prende un gusto troppo forte, quasi di menta, che squilibra il gusto del condimento.
    Abbiamo detto che il basilico deve essere quello di Pra, o almeno basilico di Riviera Ligure, già quello dell’entroterra fa storcere il naso dei puristi. Effettivamente al palato si possono scorgere delle differenze: un sentore di menta, un gusto troppo amaro, un sovrapporsi eccessivo al forte sapore dell’aglio, una sensazione erbacea troppo evidente, e altre finezze.
    Il pecorino da gusto al condimento, da carattere, ma certo lo rende pesante. Con queste proporzioni si raggiunge un buon compromesso. Starà al gusto personale di chi lo prepara avere il coraggio di aumentarlo un po’, ed arrivare a pari dose col Parmigiano Reggiano (che dovrà essere di quello più stagionato). La tradizione dei rapporti commerciali con tra Genova e la Sardegna impongono il rispetto dell’origine isolana del pecorino, ma penso che l’utilizzo di quello romano non squilibri poi di molto il gusto.
    Pinoli: essenziali, e devono essere abbondanti, due cucchiai da minestra belli pieni. Vi assicuro che il loro apporto è fondamentale sull’equilibrio tra il dolce e l’amaro. E poi i pinoli sono un’altra cosa che, come il basilico, i genovesi mettono veramente in ogni loro piatto: condimenti, primi ripieni, secondi ci carne e di pesce, nelle verdure e nei contorni, nei dolci. Fanno parte della “genovesità” di una ricetta.
    Olio extravergine d’oliva anch’esso regionale. Primo perché è sempre meglio, nell’esecuzione delle ricette tipiche utilizzare i prodotti locali, e poi perché nei secoli di tradizione alimentare i cucinieri hanno dosato e programmato gli ingredienti utilizzati tra quelli locali e le alchimie si rinnovano utilizzando quegli stessi ingredienti. Nel nostro caso ci vuole un olio profumato e un po’ pungente come quello rivierasco, che non ecceda in acidità e sapore, insomma l’olio ligure che tanto bene si sposa col delicato sapore dei pesci si accoppia perfettamente al sapore del Pesto.
    L’aglio, è fondamentale ma senza eccedere troppo, molti non gradiscono il gusto forte che lascia.
    L’antica procedura prevede di usare il mortaio in marmo, dove gli ingredienti vengono pestati,schiacciati, straziati ma non frullati, non ridotti a crema. Se quindi dobbiamo usare il frullino dovremo avere due accortezze: primo, usare la velocità ad intermittenza dando brevi ed intervallati giri di lama, in modo da non scaldare troppo la salsa, che “cuocerebbe” diventando nera e alterando il sapore; secondo non ridurre il Pesto ad una crema; dovrebbero vedersi i pezzettini, seppur minuti, delle foglie e pezzettini dei pinoli… sembrano finezze, ma sono quelle cose che rendono il Pesto un’arte!
    Se usiamo il mortaio mettiamo prima le foglie e le pestiamo col sale; poi aggiungiamo i pinoli. Schiacciamo col pestello di legno, amalgamiamo e straziamo gli ingredienti, quindi aggiungiamo l’aglio e un po’ per volta i formaggi e l’olio. Pochi minuti di fatica, ed un lavoro effettivamente noioso, vi permetteranno di ripetere un rito magico che si rinnova da secoli: non è un sugo, è un’arte!!
    ecco gli ingredienti e il procedimento per preparare un ottimo pesto alla Genovese
    Ingredienti:
    2 dl di olio extravergine di oliva
    50 g di foglie di basilico di Prà
    50 g di pinoli
    30 g di parmigiano grattugiato
    30 g di pecorino sardo
    1 spicchio di aglio
    Sale grosso

    In un mortaio mettete un pizzico di sale grosso, l’aglio pelato e le foglie di basilico pulite e con il pestello schiacciateli facendo un movimento rotatorio, aggiungete i pinoli e continuate a pestare.

    Unite poi i due formaggi e quando il composto sarà omogeneo incorporate l’olio a filo sempre mescolando.

    Se si vuole utilizzare il robot da cucina occorre prestare attenzione a non far surriscaldare la salsa che potrebbe perdere sia gli aromi che il bel colore.

    Un valido accorgimento è raffreddare il contenitore e tutti in ingredienti prima di iniziare la frullatura.

    Fritto misto

    10 giugno 2010

    Il fritto misto alla piemontese è un piatto di antica tradizione popolare, quando ancora gli animali venivano macellati a casa e per sprecare il meno possibile, si cucinavano le frattaglie.

    Gli animali di grossa taglia come l’agnello, il maiale o il vitello, dopo la macellazione, venivano suddivisi all’interno della famiglia allora patriarcale e le animelle, i rognoni, i filoni, la cervella, il fegato e i testicoli venivano impanati nel pan grattato e fritti in olio. Venivano poi serviti con i sanguinacci nel giorno festivo successivo alla macellazione.

    Nel corso degli anni la preparazione ha subito importanti aggiunte e data la facilità con la quale ormai si possono acquistare svariati tipi di carne, si può considerare e servire come piatto unico.